
E’ ormai arrivata l’estate ed è tempo di mare, vacanze e di esposizione solare; negli ultimi anni ci sono state accese discussioni sui filtri chimici presenti nelle creme solari e i loro potenziali danni, quindi siamo di fronte ad un grande dilemma: proteggersi dal sole e dai relativi danni o proteggersi dai componenti dannosi delle creme solari?
La risposta è per me scontata: vince sempre la protezione solare, perché i danni da esposizione indiscriminata ai raggi UV sono ampiamente documentati; la protezione solare infatti è essenziale per prevenire scottature, invecchiamento precoce e tumori della pelle, ma non tutte le formulazioni sono uguali. È quindi fondamentale distinguere tra filtri chimici e filtri minerali per proteggerci dai raggi UV ma anche tutelare la nostra salute e l’ambiente.
I rischi dei filtri chimici
Ossibenzone e Octinoxate: agiscono assorbendo le radiazioni UV e convertendole in calore, alcuni studi però indicano che queste molecole possono essere assorbite sistemicamente dalla pelle, con potenziali effetti di interferenza endocrina (attività estrogenica debole e anti-androgenica). Inoltre, queste sostanze sono note per causare danni gravi agli ecosistemi marini, provocando lo sbiancamento dei coralli e la morte di organismi acquatici, tanto da essere vietate in diverse località turistiche sensibili alle problematiche ambientali, come le Hawaii.
Omosalato: presenta anche questo una sospetta attività di interferente endocrino, l’Unione Europea ha ridotto drasticamente le concentrazioni consentite nelle creme solari.
Octocrylene e Octisalate: sono composti meno studiati degli altri, ma anche questi mostrano attività di interferenza endocrina come i composti menzionati sopra.
Per tutte queste sostanze è stata dimostrata una certa quota di accumulo e distribuzione in sangue, urine e latte materno, anche per settimane dopo la sospensione dell’utilizzo della crema solare, quindi per me vale il principio di precauzione di non utilizzare queste creme!
Bis-Ethylhexyloxyphenol Methoxyphenyl Triazine (noto anche come Bemotrizinolo o Tinosorb S): è un filtro solare chimico di nuova generazione ad ampio spettro, assorbe le radiazioni UVA e UVB ed è rinomato per la sua eccellente fotostabilità, e, a differenza di altri filtri UV tradizionali, non si degrada rapidamente se esposto alla luce solare, garantendo una protezione più duratura. Essendo una molecola di grandi dimensioni, penetra scarsamente nella pelle, risulta generalmente ben tollerato anche dalle pelli sensibili, è approvato e ampiamente utilizzato in Europa, Asia e Australia (fino a una concentrazione massima del 10%), spesso in combinazione con altri filtri sia chimici che minerali in modo da ridurne la concentrazione. E’ ammesso anche nelle formulazioni per neonati, rappresenta quindi una scelta alternativa ai filtri minerali, oppure in combinazione con essi per ridurne l’effetto “white cast” che è uno dei motivi di rifiuto dei filtri minerali.
Perché scegliere i filtri minerali
I filtri minerali (ossido di zinco e biossido di titanio, nella forma non nano) agiscono creando una barriera protettiva fisica sulla pelle che riflette e disperde i raggi UV, sono considerati opzioni più sicure e sostenibili per diversi motivi:
Compatibilità cutanea: hanno un basso potenziale allergenico e sono ideali per pelli sensibili, bambini e donne in gravidanza;
Efficacia immediata: offrono protezione ad ampio spettro fin dal momento dell’applicazione, non devono quindi essere “attivate”;
Rispetto per l’ambiente: sono considerati scelte più consapevoli dal punto di vista ambientale poiché non danneggiano gli organismi marini.
Hanno come unico inconveniente il cosi detto “white cast”, ovvero quando applicati sulla cute creano una patina biancastra che per alcune persone è antiestetica, soprattutto nell’utilizzo quotidiano e come base per il trucco, e spesso hanno texture dense più difficili da spalmare.
Il punto di vista scientifico
Il dibattito scientifico sugli interferenti endocrini nei filtri solari è complesso e tuttora in evoluzione; sebbene molti studi in vitro e su modelli animali abbiano evidenziato potenziali capacità di alcuni filtri chimici di interferire con il sistema ormonale, le prove cliniche negli esseri umani non sono ancora definitive.
Gli interferenti endocrini sono sostanze esogene capaci di alterare la funzionalità del sistema endocrino, interagendo con i recettori ormonali o influenzando la sintesi e il metabolismo degli ormoni, molto spesso hanno attività estrogenica e anti-androgenica.
Evidenze attuali: alcuni studi, inclusi quelli riportati in letteratura scientifica e citati da organismi come Skineco (Associazione Internazionale di Ecodermatologia no-profit, nata per promuovere la salute della pelle e la tutela dell’ambiente), indicano che molecole come benzofenoni (incluso l’ossibenzone), octocrylene e omosalato hanno mostrato attività ormonale in colture cellulari e modelli animali.
Limiti dei dati: Molti di questi esperimenti utilizzano concentrazioni superiori a quelle che un essere umano assorbirebbe normalmente attraverso l’uso cosmetico quotidiano, di conseguenza, le agenzie di regolamentazione, considerano i filtri UV autorizzati come sicuri se utilizzati entro le dosi e le modalità indicate dai singoli produttori.
Principio di precauzione: Nonostante la sicurezza regolatoria, persiste una corrente di pensiero scientifico che promuove un approccio basato sul principio di precauzione, specialmente per soggetti fragili come bambini, donne in gravidanza o in caso di esposizione prolungata e su ampie superfici cutanee. Io personalmente sono a favore di questa presa di posizione, soprattutto vista l’ampia disponibilità di alternative valide facilmente reperibili in commercio.
È importante sottolineare che, sebbene esista un dibattito, i benefici della protezione solare nella prevenzione dei tumori cutanei (melanoma) rimangono scientificamente accertati; la scelta di preferire filtri fisici è dunque spesso dettata da un approccio prudenziale verso il potenziale rischio endocrino e l’impatto ambientale, che io raccomando in bambini, donne in gravidanza e allattamento, persone affette da patologie cutanee e se si presta particolare attenzione alla propria salute e all’impatto ambientale delle nostre scelte quotidiane.
La protezione solare va messa solo in estate? Sarebbe preferibile applicare la protezione solare anche d’inverno, quantomeno nelle zone foto-esposte come viso e mani, per contrastare il foto-invecchiamento cutaneo; d’inverno la luce solare non è così forte da causare scottature però il foto-invecchiamento sì! Inoltre è sempre raccomandata anche per chi va in montagna a sciare, quindi si sottopone a luce solare in alta quota e riflessa dalla neve, perché il rischio di scottature in quelle particolari situazioni c’è anche in inverno!
Protezione solare e Vitamina D: la produciamo lo stesso?
La Vitamina D, ormai riconosciuta come ormone e non solamente come una vitamina, ha importantissime funzioni nel nostro organismo, che esulano da questo blog pertanto non le tratterò in questa sede. Viene prodotta a seguito dell’esposizione solare per effetto dei raggi UVB su una molecola che deriva dal colesterolo. Anche utilizzando la protezione solare una minima quota di raggi UVB passa lo stesso, sufficiente per attivare la conversione cutanea della previtamina D3; inoltre non è necessario esporsi per ore a luce solare intensa e nelle ore più calde per attivare la sintesi, in quanto è sufficiente meno di mezz’ora per attivare la produzione. Il nostro corpo infatti mette in atto dei meccanismi che limitano la produzione di previtamina D3 per evitare l’accumulo già dopo mezz’ora di esposizione, quindi meglio esporsi per 15-20 minuti nelle ore meno calde (se proprio si vuole promuovere naturalmente l’attivazione della vitamina D senza l’utilizzo di creme solari) piuttosto che fare delle “maratone” di sole nelle ore più calde e nei mesi dove l’inclinazione dei raggi solari è più diretta e il rischio di scottature e danni da sole è praticamente garantito! Va detto che in caso di deficit di vitamina D documentata con opportune analisi del sangue, si può tranquillamente implementare la dieta con alimenti ricchi di vitamina D quali olio di fegato di merluzzo, pesce grasso (salmone, sgombro, sardine), tuorlo d’uovo, formaggi grassi e funghi esposti alla luce solare, o in casi di carenza importante, utilizzare un integratore.
La protezione solare in estate è fondamentale, altrettanto fondamentale è però scegliere cosmetici che rispettino la nostra salute e l’ambiente!
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